Nel 1956 la Shell gestiva diverse concessioni petrolifere in Algeria che rappresentavano un vero incubo logistico. I camion che riuscivano a superare le dune non potevano trasportare il carico, mentre quelli che erano a pieno carico rimanevano bloccati nelle dune.
Paul Berliet si rese conto che non era fattibile costruire strade fino ai pozzi e che non esistevano autocarri adatti a questo tipo di lavoro. Così si mise all’opera. Incaricò André Biliez di progettare un camion in grado di trasportare 50 tonnellate di carico attraverso le dune senza dover percorrere piste o strade. Biliez tornò dall’Africa con l’idea di realizzare un camion gigantesco.
Nel gennaio del 1957 iniziò la progettazione del T100: tutto partì dallo pneumatico più grande prodotto dalla Michelin e, nove mesi dopo, in ottobre, vide la luce un “bambino” da 103 tonnellate, battezzato T100 ed esposto al Salone di Parigi prima di essere spedito in Algeria. Soprannominato il «Gigante del deserto».
Questo T100 misura 15,30 metri di lunghezza, quasi 4,5 metri di altezza; ogni ruota pesa quasi 1.000 kg e il suo V12 pesa quanto quello della Mercedes AMG G 65, ovvero 2,5 tonnellate. Un V12 che, tra l’altro, attinge da due serbatoi di gasolio da 945 litri ciascuno.
Sotto il cofano, grande come quello di un SUV, pulsa con un ritmo regolare un V12 turbodiesel da 29,6 litri di cilindrata e 600 CV di potenza, di produzione Cummins. Berliet ha preferito acquistare un motore piuttosto che svilupparne uno proprio per ragioni di costo (e alla fine ha fatto bene). La coppia viene trasmessa alle sei ruote – sì, è a trazione integrale – tramite un cambio semiautomatico Clark con quattro marce in avanti e altrettante in retromarcia. Lo sterzo è ovviamente servosterzato e dispone di un proprio motore: un boxer a due cilindri Panhard. Questo entra in funzione per muovere le ruote se necessario, evitando così di avviare il V12 solo per far girare le ruote.
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